L’identità di genere rappresenta l’immagine interiore di cosa significhi essere uomo o donna. Si tratta di un processo dinamico, fortemente influenzato dalla cultura di appartenenza. Essa corrisponde al genere in cui una persona si riconosce, ossia alla percezione di adeguatezza o inadeguatezza rispetto al proprio sesso biologico. Questa percezione, essendo permanente, non può essere modificata o corretta, poiché costituisce un elemento fondamentale e distintivo dell'individuo.
Alla nascita, il genere maschile o femminile viene assegnato in base a caratteristiche fenotipiche, dando inizio al processo di costruzione dell'identità di genere. L'adolescenza è un momento chiave, poiché i cambiamenti fisici e relazionali influenzano significativamente questo percorso.
Di solito, l'identità di genere si consolida tra i 3-4 anni, ma non sempre coincide con il sesso biologico. Un maschio potrebbe non riconoscersi nel genere maschile, o una femmina in quello femminile, generando una discrepanza nota come disforia di genere. In alcuni casi, una persona potrebbe non identificarsi pienamente con il proprio sesso biologico, configurandosi come transgender. Altri, invece, potrebbero percepire un'identità opposta, optando per trattamenti ormonali o interventi chirurgici per allineare il corpo alla propria identità, identificandosi come transessuali.
La dimensione biologica
La dimensione biologica si riferisce al sesso di un individuo, includendo differenze anatomiche e fisiologiche tra corpi maschili e femminili. Si basa sul sesso cromosomico (XX o XY), tipico rispettivamente di femmine e maschi. Ormoni come estrogeni e testosterone definiscono caratteristiche sessuali primarie e secondarie, regolando crescita, organi riproduttivi, distribuzione del grasso, muscolatura e voce, evidenziando differenze fisiche tra i sessi.
Tuttavia, questa distinzione non è sempre netta: un neonato su 20.000 (Intersex Society of North America) nasce con genitali ambigui o cromosomi sessuali non esclusivamente maschili o femminili, identificando una condizione intersessuale.
Il percorso della differenziazione sessuale
La differenziazione sessuale inizia tra la sesta e l’ottava settimana di gravidanza. Nel feto con cromosomi XY, un picco di testosterone avvia lo sviluppo dei genitali interni (testicoli, vescicole seminali, prostata, ecc.) ed esterni (pene e scroto). Nel feto con cromosomi XX, senza picco ormonale, si sviluppano genitali femminili interni (ovaie, utero, tube di Falloppio) ed esterni (vulva e clitoride).
Questa differenziazione dei genitali distingue biologicamente maschio e femmina, resa più evidente alla pubertà dallo sviluppo dei caratteri sessuali secondari. Nei maschi, aumentano massa muscolare, peluria, ghiandole sebacee e si ispessiscono le corde vocali. Nelle femmine, si sviluppano seno, bacino e adipe sottocutaneo. Tuttavia, la distinzione tra maschio e femmina non è solo biologica. Aspettative sociali e culturali definiscono comportamenti e atteggiamenti, influenzando profondamente l’identità di genere.
Sesso e genere
Il sesso include caratteristiche biologiche e fisiche determinate alla nascita, generalmente immutabili. Il genere, invece, riguarda le differenze psicologiche, culturali e sociali tra uomini e donne, legate a nozioni socialmente costruite di mascolinità e femminilità, influenzate dai contesti e dalle esperienze personali.
Il termine “genere” deriva dal latino “genus”, legato al concetto biologico di “generare”. Oggi, “genere” si riferisce alla percezione personale, all’identità di genere (maschile o femminile) e al ruolo di genere, un costrutto sociale che plasma l’identità.
Essere uomo o donna non si limita al sesso biologico. Il genere si costruisce quotidianamente attraverso le interazioni sociali, permettendo a ciascuno di affermare la propria identità di genere, indipendentemente dal sesso anatomico di nascita.
Il Ruolo di Genere
L’identità personale è strettamente legata al ruolo di genere, ovvero l’espressione pubblica dell’identità di genere. Questa si manifesta tramite atteggiamenti, comportamenti e responsabilità legati a caratteristiche culturalmente attribuite a uomini e donne. Tali convenzioni stabiliscono aspettative su azioni, aspetto e comportamenti, seguendo stereotipi di mascolinità e femminilità. Radicati nei codici sociali e culturali, questi stereotipi sono tramandati nel tempo, basandosi sull’idea di eterosessualità e sulla rigida dicotomia maschile/femminile, considerate uniche opzioni sessuali e identitarie legittime.
L' Orientamento Sessuale
L’orientamento sessuale si riferisce alla predisposizione di una persona a provare eccitazione in risposta a specifici stimoli sessuali. Può essere rivolto verso individui di sesso opposto (eterosessualità), dello stesso sesso (omosessualità), di entrambi i sessi (bisessualità), oppure includere attrazioni parafiliche, ossia un’eccitazione sessuale verso esseri viventi non umani, oggetti, bambini prepuberi o attività sessuali con persone non consenzienti.
L’orientamento sessuale è strettamente connesso, ma non del tutto sovrapponibile, all’identità e al ruolo di genere. Questi concetti formano una relazione complessa e interdipendente, in cui non è possibile stabilire un punto di origine preciso. È importante evitare di considerarli sinonimi, poiché l’orientamento sessuale rappresenta un aspetto dell’identità di genere, ma non sempre coincide con essa. Ad esempio, ci sono persone che, pur avendo comportamenti omosessuali, non si identificano come tali (come nel caso della prostituzione maschile). Al contrario, ci sono individui fortemente o esclusivamente attratti dal proprio sesso, ma che non manifestano comportamenti omosessuali, come può essere il caso di un uomo sposato. Inoltre, alcune persone possono astenersi da qualsiasi attività sessuale a causa del senso di colpa legato alla propria omosessualità.
Per molti decenni, l’orientamento sessuale è stato interpretato unicamente attraverso la dicotomia eterosessualità/omosessualità. Tuttavia, a partire dalla seconda metà del Novecento, il celebre sessuologo americano Alfred Kinsey ha messo in discussione questa rigida classificazione, introducendo un sistema di categorizzazione della sessualità capace di rappresentare una gamma più ampia di sfumature. Questo sistema illustra cinque variabili intermedie, collocate tra i due poli opposti: “esclusivamente eterosessuale” ed “esclusivamente omosessuale”, rappresentando così la complessità e la diversità dell’esperienza umana.
In questa cornice teorica non si definiscono categorie rigide di persone, ma si analizzano dimensioni presenti in ogni individuo in misura variabile. Questo approccio consente di parlare di una “soglia di omosessualità” in un eterosessuale o di una “soglia di eterosessualità” in un omosessuale. Al centro del continuum si trovano individui il cui orientamento non si riduce alla dicotomia eterosessualità/omosessualità, ma si distribuisce in modo più equilibrato tra i sessi.
Lo psichiatra Fritz Klein, ampliando il modello di Kinsey, creò la Klein Sexual Orientation Grid (KSOG), che valuta non solo il comportamento sessuale ma anche sei variabili: attrazione, fantasie sessuali, preferenze sociali ed emotive, autoidentificazione. La griglia riconosce che alcune persone possono cambiare orientamento in modo lineare e permanente, mentre per altre l'orientamento è fluido e soggetto a variazioni. Questi cambiamenti spesso rientrano nella bisessualità, che comprende l’attrazione verso entrambi i sessi o più generi. In passato, la bisessualità era vista come deviazione dall’eterosessualità o fase verso l’omosessualità. Oggi è riconosciuta come un autentico orientamento, con dignità nella varietà delle esperienze umane.
Conclusioni
La sessualità umana è una dimensione complessa, composta da elementi interconnessi come: il sesso, legato alle caratteristiche biologiche (cromosomiche, gonadiche e fenotipiche); il genere, che include sia la percezione personale dell'identità (identità di genere), sia gli aspetti culturali espressi attraverso comportamenti e norme sociali legate a mascolinità e femminilità (ruolo di genere); e l'orientamento sessuale, ossia l'attrazione affettivo-sessuale verso altre persone.
L'educazione è essenziale per favorire comprensione, accettazione e rispetto dell’identità sessuale, di genere e dell’orientamento sessuale. Creare ambienti inclusivi in scuole, luoghi di lavoro e comunità aiuta a combattere stereotipi e pregiudizi. Con programmi mirati e dialogo, si può sensibilizzare, ridurre discriminazioni e costruire una società più equa e inclusiva, dove ogni persona sia rispettata nella sua autenticità, indipendentemente dal proprio orientamento o identità.
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