I legami di attaccamento

Pubblicato il 4 gennaio 2026 alle ore 13:38

L’attaccamento è un sistema dinamico di atteggiamenti e comportamenti che concorrono alla formazione e allo sviluppo di un legame peculiare tra due persone. In psicologia, il termine di attaccamento riporta a quel legame di lunga durata ed emotivamente significativo che si crea con la figura specifica di accudimento, il caregiver, col quale il bambino attiva comportamenti innati (suzione, prensione, sorriso, pianto) finalizzati a raggiungere e mantenere il contatto.

L'importanza dell'attaccamento

La ricerca scientifica sull’attaccamento ha origine dallo studio del legame precoce tra genitore e bambino, con lo scopo di approfondire come la qualità della funzione genitoriale possa favorire il senso di sicurezza emotiva del bambino nel contesto sociale. John Bowlby, psicologo, medico e ricercatore britannico, nonché padre della Teoria dell’Attaccamento, ha dato contributi fondamentali alla comprensione dello sviluppo umano, tra cui: la formulazione di una teoria rivoluzionaria, in netto contrasto con i principi della psicoanalisi freudiana, lo studio dell’influenza delle esperienze precoci e della relazione con la figura di attaccamento primaria sullo sviluppo emotivo e psicologico del bambino.

La prospettiva psicoanalitica

Nella teoria psicoanalitica, l'affetto è strettamente legato al raggiungimento del piacere e all'evitamento del dispiacere. Secondo le prime formulazioni di Freud, il legame di attaccamento tra bambino e madre si basa su una forza di natura fisica, in cui la sessualità rappresenta il motore principale dei legami tra gli esseri umani. Il bisogno di nutrimento e suzione del bambino viene vissuto come un'espressione della sua sessualità infantile e la madre diventa il tramite attraverso cui il bambino scarica la propria libido. In assenza della madre, il bambino sperimenta una tensione interna che non può essere scaricata, generando così un sentimento di angoscia. Attraverso questa esperienza, il bambino impara ad amare la madre, poiché la gratificazione derivante dal nutrimento allevia il suo stato di tensione interna.

La teoria dell'attaccamento secondo Bowlby

Bowlby non considera l’organismo umano come un’entità isolata, guidata unicamente da pulsioni e intenta a scaricare tensioni accumulate su un oggetto. Al contrario, vede l’essere umano come una persona intrinsecamente legata ad altre persone, dotata fin dalla prima infanzia di una predisposizione biologica a creare legami di attaccamento con la figura accudente. Questa figura, solitamente la madre, non è soltanto una fonte di nutrimento, ma rappresenta anche la persona che risponde ai sentimenti del bambino, instaurando con lui un legame profondo e viscerale. Tale relazione diventa un punto di riferimento cruciale durante l’infanzia, l’adolescenza e persino nell’età adulta.

L'attaccamento madre-bambino offre sicurezza psicologica e protezione biologica

Il legame di attaccamento tra madre e bambino ha una doppia funzione: psicologica, offrendo sicurezza, e biologica, garantendo protezione. Questo legame nasce nell’ambiente evolutivo umano, dove l’istinto materno spingeva le madri a proteggere i piccoli da pericoli per assicurarne la sopravvivenza. I comportamenti di attaccamento del bambino, come cercare vicinanza al caregiver, sono innati e adattivi. Il sistema di attaccamento funziona come un meccanismo che bilancia sicurezza interna ed esterna: un ambiente sicuro infonde calma, mentre uno percepito come pericoloso attiva comportamenti per ristabilire protezione. Nell’evoluzione, i piccoli che esprimevano maggior bisogno di contatto e conforto sopravvivevano più facilmente, così come era cruciale la prontezza della madre nel rispondere ai loro bisogni.

Le ricerche (Klaus e Kennel, 1975; Robson e Kumar, 1980; Schaffer, 1975) mostrano come la sintonizzazione tra madre e bambino sia cruciale nello sviluppo dell'attaccamento e della personalità. Le esperienze di reciprocità nelle prime fasi di crescita completano i sistemi di risposta emotiva: neurofisiologico, cognitivo-esperienziale, comportamentale-espressivo. Questi sistemi trasformano le emozioni in sentimenti, modulati e comunicati all'esterno. Il legame tra madre e bambino genera un attaccamento duraturo, visibile nella ricerca di vicinanza al caregiver durante le separazioni. La rottura di questo legame può causare disturbi psicologici.

La sicurezza di una base genitoriale solida

La capacità genitoriale di offrire supporto emotivo consente al bambino di esprimere bisogni e sviluppare modelli di autoregolazione, fondamentali per un equilibrio emotivo e una percezione stabile del Sé. Non tutte le relazioni umane sono di attaccamento: servono ricerca di vicinanza, comportamenti di richiamo e una base sicura. Mary Ainsworth definisce la base sicura come un clima di fiducia che permette al bambino di esplorare il mondo, sapendo di poter tornare nei momenti di bisogno. Offrire una base sicura è una funzione essenziale di entrambi i genitori.

Un attaccamento sicuro sviluppa autostima, fiducia e autonomia. Sentendosi amato, il bambino si percepisce degno e capace. Da adulto, mostra regolazione emotiva, ottime abilità sociali e cognitive. Carenze affettive o l'assenza di una figura materna compromettono processi emotivi e cognitivi, creando attaccamento insicuro. Questo causa rigidità emotiva, difficoltà relazionali, scarsa empatia e problemi di attenzione. L'attaccamento insicuro spinge il bambino a reprimere emozioni per paura di rifiuto, aumentando il rischio di disturbi della personalità e dell'attaccamento.

Conclusioni

Le esperienze che viviamo nelle prime relazioni aiutano a costruire un’immagine di noi stessi, di come siamo con gli altri e delle nostre relazioni più importanti. Queste esperienze danno forma a una sorta di “mappa mentale” del mondo, chiamata da Bowlby Modelli Operativi Interni. Queste “mappe” si formano già durante l’infanzia e influenzano il nostro modo di esplorare il mondo in modo sicuro. I Modelli Operativi Interni iniziano a diventare automatici e inconsci già da piccoli. Crescendo, soprattutto in adolescenza e nell’età adulta, diventano parte della nostra personalità e diventano abitudini difficili da cambiare. Tuttavia, si adattano alle situazioni che incontriamo nella vita e ci permettono di utilizzare le nostre risorse per affrontare il nuovo. Anche se spesso questi modelli si ripresentano nei nostri rapporti con gli altri, rimangono flessibili e possono evolversi.

Ciò che viviamo da bambini è solo il punto di partenza di un percorso di crescita e cambiamento che dura tutta la vita.

 

Bibliografia

  • Genovese G., «I legami di attaccamento fra normalità e patologia: aspetti teorici di intervento», National Library of Medicine.
  • Ghilardi A., Baldoni F., Retrospettive e prospettive dell’attaccamento in ambito teorico e applicativo. In: La relazione genitore-bambino, Milano, Springer Verlag Italia, 2010.
  • Cassibba R., D’Odorico L., La valutazione dell’attaccamento nella prima infanzia. L’adattamento italiano dell’Attachment Q-Sort (AQS) di Everett Waters, Milano, Franco Angeli, 2000.
  • Parkers C. M., Marris P., Stevenson J., L’attaccamento nel ciclo della vita, Il Pensiero Scientifico Editore.

  • Caretti V., Craparo G., Ragonese N., Schimmenti A., «Disregolazione affettiva, trauma e dissociazione in un gruppo non clinico di adolescenti. Una prospettiva evolutiva», Il Pensiero Scientifico Editore.

  • Ortu F., «Modello Operativo Interno», Società Italiana di psicoanalisi della coppia e della famiglia.

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